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SAN IPPOLITO E SAN CASSIANO - 13 Agosto
 

Cassiano - secondo la tradizione - era sacerdote colto e pio; predicò il Vangelo a Sabina (località del Sud-Tirolo ed antica sede episcopale) e ne fu vescovo, consacrato dal vescovo di Aquileja. Scacciato dai locali, tenaci nei culti pagani, si diresse verso Roma e nel viaggio si fermò ad Imola divenendo il vescovo di quella comunità cristiana; allo stesso tempo si guadagnava da vivere facendo il maestro di scuola. Ai suoi scolari cercava di mostrare la falsità delle divinità pagane; fu per questo denunciato come corruttore della gioventù e condannato ad un supplizio crudele: quello di essere trafitto dagli stiletti usati dai suoi allievi per scrivere incidendo sulle tavolette di cera. Il 13 agosto fu il giorno del suo martirio - che divenne il giorno della sua festa - al tempo di Giuliano l’apostata (360-363), in anni in cui ere ripresa con vigore la persecuzione anticristiana, nonostante i cinquant’anni passati dall’editto di Costantino. Le reliquie del suo corpo si trovano nella cattedrale di Imola.

Pare che la fama e la storia di san Cassiano martire si diffondessero nel milanese nell’VIII e IX secolo e che a lui venissero dedicate diverse cappelle. Tre di queste ancora oggi sono chiese parrocchiali dedicate al santo. Un patrono di tradizione molto antica non contrasta quindi con l’ipotesi di costruzione della chiesa a lui dedicata, nel villaggio di Vanzago, tra l’VIII ed il IX secolo.


S. Ippolito, il primo titolare attuale della chiesa parrocchiale di Vanzago, è di fatto il secondo nel tempo: lo riscontriamo nei documenti solo a partire dal XVI secolo. Ippolito si convertì al cristianesimo alla vista di un miracolo operato da san Lorenzo, che egli stesso come militare custodiva prigioniero. Istruito e poi battezzato da Lorenzo, Ippolito diede a lui sepoltura insieme al prete Giustino dopo che Lorenzo fu martirizzato arrostito su una graticola con sotto della brace ardente. Scoperto a sua volta e professatosi cristiano, fu portato davanti all’imperatore Valeriano. Percosso con verghe e poi tentato con lusinghe di cariche ed onori, non cedette dal dirsi cristiano, con tutta la sua famiglia. Allora cominciò il martirio, dapprima con l’uccisione della sua nutrice Concordia, poi di altri diciannove membri della famiglia, infine con il suo supplizio: fu trascinato legato a due cavalli in corsa attraverso sterpi e rovi.
Anche tale martirio avvenne il 13 di agosto, ma nel 258 sotto Valeriano imperatore, quindi ancora ai tempi del cristianesimo clandestino.
Sepolto a Verano, la sua testa fu in seguito portata nella cattedrale di Lucca.

E’ probabile che, a lungo andare, nel celebrare la festa di san Cassiano il 13 di agosto di ogni anno, nel giorno comune anche a sant’Ippolito, la doppia denominazione passò dalla celebrazione liturgica anche alla intestazione della chiesa. Ciò avvenne presumibilmente all’inizio del Cinquecento e forse non vi fu estraneo il fatto che in quegli anni ben due arcivescovi di Milano si chiamarono Ippolito.

Tratto da "La storia di Vanzago" di Gioachino Mauri

 

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